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*




*





*



*



*



Ferma.
Eppure
in viaggio.
Una
Armonia
di quattro.
Delineata
E mutevole
come l’acqua.



Dentro
e fuori
al confine



Libera
il pensiero




un sigillo
aperto



e
mille
mondi
possibili






 


 

Diario | stile libero | ballate | i Giganti | Suoni, immagini e pensieri | vecchi e nuovi tasselli di un puzzle... |
 
vecchi e nuovi tasselli di un puzzle...
1visite.

29 dicembre 2013

digressioni

- Drago,

  sei avvolto sulle tue spire da tempo,

  è ora di muoversi. Ora sai chi sei.

- Non sono io…

-Ti ho cercato ovunque, talvolta confondendoti, ma ti ho riconosciuto…

-da cosa?

-sei come me….i draghi sono sempre stati due…ma nessuno lo ricorda più.

E’ tempo di aprire le ali, il volo inizia adesso.




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5 novembre 2013

a Te.

Affiderò alla musica, al pensiero od ai disegni
quel che provo per te,
perché non avrò il coraggio di dirtelo mai.
Come lo dicono gli altri, così facilmente, semplicemente.
Che dolce invidia.
Non ne sono mai stata capace.
Fatemi fare una guerriglia ,piuttosto,
fatemi affrontare tutte le difficoltà del mondo....ma non fatemi parlare d'amore.
So solo far capire ,io...sentire. Perché a sentire, sento: mille fuochi d'artificio...ma non li so raccontare...
Le parole, per me, che pensavo di saper parlare, si son rivelate trappole....ma ai pensieri...
a loro si,
a loro posso mostrare tutto.
Loro non tradiscono mai, non interpretano.
E continuerò a nascondermi...
perché non so far diversamente.
E' una vigliaccheria stupida la mia. Lo so.
Però...qualsiasi mia parola sarebbe limitante.
Invece...
Il pensiero e la musica non lo sono mai.
Per questo affiderò a loro, quel che provo per te.




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17 giugno 2013

music




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24 maggio 2013

Oi Dialogoi II

-Non fare la sfinge, tu conosci i miei pensieri.

-Si

-Sai come si evolvano nei  loro contrari ,

la loro inconciliabilità col reale,

il loro aspirare ad un Tutto che il più delle volte coincide col Nulla,

il loro estinguersi in un battito di ciglia per rinascere chissà dove,

tu lo sai..

-si, lo so.

-Sai chi sono o cosa non sono, il che è spesso uguale,

il mio saettare tra estremi, odiati ed adorati,

il mio non prendere forma, nonostante la cerchi,

senza riconoscerla mai.

Tu conosci il linguaggio che uso,

pur usando una lingua totalmente diversa;

non so come ti appartenga ma fa parte di te.

Tu sai cosa sono e cosa mai non sarò,

seppure brami ad esserlo;

chi ero, la contraddizione che sono, il mistero che sarò…

e so chi sei, seppure ti nasconda.

So che non ti poni più domande,

mentre mi osservi…

-…sto contemplando la Risposta….




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12 marzo 2013

percezioni...

I discendenti della stirpe del drago si cercano sempre, anche quando sono lontani;

riconosciutisi come tali, si fiutano, si percepiscono.

Hanno singolari concezioni del  tempo e di comportamento,

che appartengono solo a loro.

A nulla serve spiegarle.







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6 agosto 2012

...

 

-         - Pensi sempre di essere diversa da noi?

-         -  No…

-          - Siamo simili...ora lo vedi?

-         -  Mi ci è voluto un po’ di tempo

-          - Però..?

-         -  So destreggiarmi meglio. E’ l’unica differenza. So dove e quando mi devo fermare. Filtro.

-          - Autodifesa…

-          - Sopravvivenza delle specie. In fondo sono un’umanista.

-         -  Allora?

-          -  L’istinto non mente mai. Inutile metterlo a tacere.

-          - Un bicchiere di rosso...

-          - Due.




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11 luglio 2012

pensieri sparsi

il coraggio è figlio della dignità. Sempre.
Non è un concetto astratto, ma una necessità; per dare l'esempio, a sé stessi ed alle persone care; per apprezzarsi. Non fa mai troppo rumore. E' come un suono che diventa assordante, una sirena d'allarme percepita solo da chi ha sensibilità per sentirla. Viene dall'ideale, ma anche dalla passione: civile e personale.Non usa parole, se non per spiegare di cosa è fatto. Si mostra e basta.Bene. Quando l'allarme suona non esistono cuffie che ne impediscano l'ascolto.
E' l'eleganza di un "non sono d'accordo" proferito con fermezza. Costi quel che costi.


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25 giugno 2012

come un gatto...

Mi piace l’aria della notte,

quando posso uscire da me stessa e vagare,

come ectoplasma della mente,

per le vie delle mie tante città.

Quando il chiasso si quieta, il brusio delle voci si affievolisce,

nello spazio semivuoto i pensieri iniziano a giocare tra loro,

con certezze che si trasformano in dubbi  ed ogni colore si sfuma.

Mi piace guardare  i gatti che s’immobilizzano per un attimo,

per continuare poi a vagabondare senza meta,

poiché il pericolo era giusto un sospetto;

e ricordare, proiettare sensazioni, odori, visioni,

che nemmeno un Picasso saprebbe catturare.

Mi piace il divenire,

perché mi spaventa ciò che è fisso,

seppur m'intrighi enormemente..

Mi piace lo scrosciare dell’acqua delle fontane,

che può diventare ghiaccio o vapore,

rimanendo della stessa sostanza,

pur cambiando forma.

Mi piace la notte,

perché posso guardare la luna senza maschere

senza temere che qualcuno mi riconosca.

 

 

 


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26 maggio 2012

l'écoute




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15 aprile 2012

sulle diverse attitudini

"Agisci solo secondo la massima per la quale puoi e allo stesso tempo vuoi che questa diventi una legge universale."

I.Kant, Critica della Ragion Pratica.

 

 

“Da dove ti viene questa forma di allegria?”

“Credo che sia, innanzitutto, una forma di rispetto”

“Rispetto?”

“Si..rispetto per chi soffre, per chi ha problemi veramente importanti, non risolvibili attraverso un semplice atto di volontà. Una forma di rispetto e di umiltà, nonostante l’allegria venga sempre vista come un’attitudine superficiale. C’è allegria ed allegria. La mia..è quasi una forma di dovere..una specie d’imperativo categorico.”

“ Non ci avevo mai pensato”

“ Non ci si pensa mai…ma sorridere può essere una forma di consapevolezza: che le proprie vicissitudini siano niente, a rapporto di problemi di ben più vasta portata. Appunto…una forma di rispetto e di solidarietà, quasi una forma d'amore.

 Il Pensiero deve produrre atti; quando è fine a sé stesso non serve a nulla”.


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29 gennaio 2012

Una stanza tutta per sé (grazie V. Woolf)

C’è una stanza, che è sempre in penombra, che appartiene solo a te.

Nessuno ne conosce l’esistenza, nessuno deve saperne l’ubicazione.

Chiusa a chiave, ha una porta minuscola, che si confonde con le mura di una soffitta.

Ha il pavimento che scricchiola, ma una finestra da cui puoi osservare il mondo,

senza che nessuno possa vedere te.

E’ la stanza in cui i ricordi s’intrecciano con i sogni di un futuro ancora non nato

E dove puoi raccontare a te stesso di te, solo di te.

Cosa vorresti, cosa ti ha fatto male, cosa ti ha fatto ridere a crepapelle prima di addormentarti .

Chi ti ha deluso, chi ti ha piacevolmente stupito suo malgrado, chi ti ha messo con le spalle al muro,

chi ti ha ferito profondamente.

E’ la stanza dove puoi piangere e sorridere, senza che alcuno ne tragga conclusioni

o ne faccia le conseguenze.

E’ la stanza dove puoi mutare a tuo piacimento, scegliendo di restare in quella forma o diventare altro.

La stanza che ti cela e ti disvela,

dove puoi realmente essere libero.

Ognuno di noi è un appartamento a più vani…ma quella stanza non deve mai mancare;

affinché non si divenga, nel tempo, un’abitazione diroccata.


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17 dicembre 2011

...

Ha studiato mille modi per impedirsi di vivere una vita normale:

inseguendo sogni di mete lontane,

dilaniandosi in passioni che erano incendi

per risorgere,

pensandosi come un’araba fenice.

E i tanti modi di riflettere,

nei differenti  idiomi,

per non voler parlare l’Unica lingua che l’avrebbe svelata e messa

di fronte a sé stessa.

Fughe, improvvise o ponderate,

trincerandosi dietro ragionamenti astratti

per ripiombare nelle viscere della terra,

fatte di sangue e fango.

A che servono mille esistenze quando se ne vorrebbe vivere una?

Tuffi…volteggiamenti in aria…corse…

Per arrivare a specchiarsi nelle acque di un fiume calmo,

e

sapendo di non poter  scappare più,

mirare il riflesso con cui aveva ingaggiato una lotta senza pari.

Non vuole fuggire.

Non vuole parlare un’altra lingua.

Alla fin fine, quella che ha sempre sentito a tratti, è Una.

e proveniva da lei.

Ora La sta semplicemente ascoltando.

Ora riesce.

In silenzio.

Immobile.




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10 ottobre 2010

quando torno qui...

Posso danzare a piedi scalzi attorno alla mia fontana
ed intonare musiche nella lingua che i più hanno scordato.
La mia lingua,
così antica,
che ha spaventato e continua a terrificare le genti;
Eppure..è la prima lingua che hanno imparato..
Ma io so che la ricorderanno...
lentamente,ma la ricorderanno.
Vedo già qualcuno,
più di uno..
provare ad intonare l'antica canzone.

Bisogna  lasciare che l'inconscio recepisca ciò che la mente è stata addestrata a rifiutare..

 

 


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5 ottobre 2010

...




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1 giugno 2010

...

 

Fu senza difficoltà che ritrovò il sentiero per la fontana.

Si stupì un po', visto che da lungo tempo non tornava in quei luoghi.

Si sedette sul bordo e lasciò che gli spruzzi dell'acqua zampillante le

arrivassero in viso.

Sorrise.

Ora sapeva.

I draghi erano due.

Prima o poi l'avrebbe ritrovata.

Lei l'aveva cercato e gli aveva ricordato chi fosse.

Ora occorreva il tempo necessario.

Socchiuse gli occhi ed ascoltò con attenzione

quanto la fontana avesse da raccontarle.


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28 maggio 2010

...

 

..E' giunta l' ora della Sintesi…


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10 gennaio 2010

Eccoci...

 Siamo i silenziosi.
Quelli cresciuti a serie televisive americane e cartoni animati giapponesi, dove i buoni trionfavano sempre.
Quelli che non avevano il computer, il cellulare, le scuole private a buon mercato, gli insegnanti di sostegno.
Siamo quelli che hanno sperimentato per primi i contratti a termine, finiti nella categoria dei "precari" senza capire neppure bene cosa significasse, poiché cresciuti da genitori che avevano avuto il posto fisso e da cui si sentivano dire "studia, che adesso serve il pezzo di carta per fare ogni cosa".
Il pezzo di carta sarebbe servito per altri usi, ma non lo diremo mai ai nostri vecchi, che si sono spezzati la schiena una vita per darci quello che reputavano un "futuro migliore". Sognatori loro, sognatori noi, che ci ritroviamo a crescere figli avuti da relazioni libere, mutui dal tasso variabile, rate della macchina, senza uno stipendio fisso ed una professionalità in cui rispecchiarci.
Siamo quelli spediti all'estero per imparare una lingua straniera, ma governati da gente che non ne conosce neppure una o che, nei cartoni animati giapponesi o negli spaghetti-western, avrebbe avuto il ruolo del profittatore di turno. Siamo la generazione che ha preso più calci di tutte, troppo vecchia per credere ancora che verranno i Buoni a salvarci, troppo giovane per lasciare che i Cattivi la facciano da padrone, riservando ai nostri figli qualcosa di molto peggio di quello che è stato dato a noi.
Siamo quelli che hanno imparato dai libri e da chi è venuto prima di noi che i figli dei fiori furono troppo ingenui per cambiare la società, come i terroristi sbagliarono metodo, finendo dalla parte del torto.
Noi abbiamo solo la rabbia, canalizzata dall'intelligenza e da quegli ideali che abbiamo visto calpestati proprio da voi, che sembravate di volta in volta i sognatori, i realisti, i pragmatici, ma che alla fine vi siete semplicemente venduti al miglior offerente. Noi siamo stati la vostra merce di scambio.
Siamo quelli che fino ad ora sono restati a guardare, perplessi, disgustati, incazzati, ma senza sapere bene cosa fare e, soprattutto, come.
Avevamo solo la nostra coscienza, che è coscienza di classe, nonostante abbiate fatto di tutto per convincerci del contrario. La classe degli onesti, degli idealisti, dei lavoratori, di "quelli di mezzo", di quelli che si sono sentiti chiamare "coglioni". Non abbastanza poveri per finire in mano alla criminalità organizzata, non abbastanza ricchi per scappare in qualche paradiso fiscale terrestre.
Siamo noi e basta…. ed il vostro errore è stato lasciare che crescessimo a dismisura.
Siamo troppi; con la stessa voglia di riscatto morale, accomunati dallo stesso disprezzo per la vostra inettitudine.
Non sono le armi a rendere minaccioso un gruppo. Le armi le puoi sempre togliere.
Sono l'orgoglio e il sentimento di appartenenza ad una classe che rende le persone pericolose. Mantenere le coscienze libere è stata la nostra unica difesa. Ora questa diventerà la nostra arma, che non potrete portarci via. Divide et impera non ha funzionato.
Avete creato, proprio voi, una nuova classe.
Noi.

La vostra messa è finita.

 

 


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16 dicembre 2009

EUREKA!

 Una grande idea, come un sogno, nasce sempre da un animo visionario.

La capacità d'immaginare qualcosa di diverso e magari migliore da ciò che ci viene proposto, implica sempre un rischio: il conflitto. Affinché ciò che è solo sogno possa diventare realtà, occorre coraggio, non di uno ma di molti. Azzerando la capacità immaginativa ed annullando ogni rigurgito di dignità, si ammazza il coraggio, rendendo ogni essere umano un semplice schiavo inconsapevole; scontento, ma superficialmente soddisfatto di non essere additato come diverso o estraneo ad un sistema che è perfetto in ogni suo ingranaggio, o quasi....
Tuttavia….non è stata presa in considerazione un'altra possibilità, poiché chi controlla o cerca di controllare, non sa sognare più…..dunque…non sa immaginare più….quindi…ha una vista ridotta…e non sa di quanto...!


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12 agosto 2008

Un dialogo...

 La donna-gatto osservò il guerriero; poi diede un colpo di coda e annusò l'aria ….le sembrò frizzante, intrisa di nuovi aromi. Il guerriero ricambiò lo sguardo, guardingo e sospettoso; ne conosceva bene gli appetiti e le capacità.
Entrambi, poi, si volsero verso colei che fino a poco prima avevano chiamato la regina dormiente; passeggiava sorridente e guardava la fontana del cortile , con quella specie di giullare dal copricapo strambo appollaiato sulla spalla. Si era appena risvegliata bruscamente da un sogno che sembrava non dovesse finire mai, nonostante il sonno agitato ne lasciasse presagire l’amara conclusione.
Parlò per prima la gatta:
"Ed ora?"
"Ed ora ne prenderò atto… …" disse la regina con voce calma.
"La gatta non ti ha miagolato di un nuovo appetito?" le chiese il guerriero.
" Forse…ma non è poi così nuovo…ed ora…preferisco specchiarmi nell'acqua della fontana" rispose lei.
"L'hai già fatto altre volte…" le mormorò il guerriero.
"Ed io ti ho raccontato già una nuova storia…" si stizzì il giullare appollaiato sulla sua spalla.
"Non poi così nuova…" rispose gentilmente la regina, sorridendo appena; poi continuò:
"Ho sognato di tanti sapori" rivolgendosi alla donna-gatto,
"ed ogni volta ne ho gustato fino ad inebriarmene, spingendoti a trovarmene di diversi…esattamente contrari a quelli precedentemente gustati…”
Mentre parlava si sedette sul bordo della fontana.
“Fa uno strano effetto abbracciare la realtà, senza volerla modificare”, continuò
”credevo fosse più doloroso…”
“Ti potrei raccontare…”
fece il giullare
“Nulla…non mi devi raccontare nulla, - lo interruppe la regina -
“Sono stanca di vivere scissa, per non soffrire in prima persona…guardate com’è nitida, adesso, l’immagine che mi rifflette l’acqua… .”.
"E se dopo esserti specchiata nella fontana volessi tornare a giocare con noi, con nuovi sogni, come hai già fatto in passato…? "
le chiese il guerriero.
La regina seria in volto, si tolse il pesante diadema che, anni addietro, si era posta sulla testa, proclamandosi sovrana di un regno immaginario. Loro gliel’avevano lasciato fare: tra i vari ruoli che ognuno si era scelto, quello dell’altera regina sembrava a tutti che le fosse il più consono; ed ora, tra lo stupore generale, lei si specchiava nell’acqua di una fontana, immergendovi il proprio diadema. Il gioco dei ruoli era giunto alla fine.
“Sei stufa di noi…” momorò il giullare rattristato
“Al contrario”, gli rispose colei che sovrana non era più, con voce quasi divertita:
" Per troppo tempo avete agito in mia vece. Ho chiesto alla gatta di portarmi cibi dai sapori contrastanti e di miagolare sempre, per tenermi in vita e…anche tu…caro giullare..quante favole ti ho chiesto di raccontare…e di farmi ridere…perché il mio stesso pianto mi rendeva triste e così fragile da chiedere invece a te, mio bel guerriero, di difendermi, mentre sognavo nella mia torre."
"Del resto"
continuò
…"ogni nuovo sapore cancellava il precedente, lasciandomi però un appetito perenne, poiché io stessa non sapevo di cosa avesi veramente voglia. Ecco…adesso, invece, lo so… …"
"E dunque?"
Si animò il giullare curioso.
"Dunque lasciamo per sempre questa torre, magari con vestiti meno ingombranti…ci sono altre terre da visitare….”
La donna-gatto ed il guerriero si guardarono, avvertendo una complicità nuova, mentre il giullare si appollaiava sulla spalla della donna-felino, per stuzzicarla.
“Che ruolo avrai, adesso…?” le chiese il guerriero intrigato,
“Quello dell’acqua… seppur in forma diversa è uguale a sé stessa e penetra ovunque…che sia ghiaccio, vapore, liquido..via ora…andiamo..…”
Mentre si allontanavano per sempre dalla torre, incrociarono un viandante, che pensò di aver preso troppo sole: aveva visto chiaramente quattro persone procedere l'una accanto all'altra,cantando, mentre a terra si stagliava, lunga, un'unica ombra dalle fattezze femminili, che sembrava ballare.







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29 luglio 2007

Noi, il Quarto Stato

                                     “E spesso tra ‘l palazzo e la piazza è una nebbia sì folta, uno muro sì grosso che, non vi penetrando l’occhio degli uomini, tanto sa el popolo di quello che fa chi governa o della ragione perché lo fa, quanto delle cose che si fanno in India”.
 Francesco Guicciardini,I Ricordi,tra 1512 ed il 1530

 

Mi chiedo quando la gente si stuferà di essere oltraggiata.

Quando, finalmente consapevole di essere trattata a pesci in faccia da una classe politica ormai lontana e ben barricata nel proprio "palazzo", capirà che è ora di reagire con un movimento di massa. Quella stessa massa che, tenuta volontariamente al guinzaglio attraverso eterni contratti  a tempo determinato per ingraziarsi la classe industriale,  non è più capace di guardare al futuro con un minimo di ottimismo. Quella stessa massa che, abituata a chinare il capo ed omettere nomi e cognomi dei potenti invischiati in affari poco puliti, è facilmente manipolabile e ricattabile, non avendo, dalla sua, nemmeno l'efficienza di una legge EFFETTIVAMENTE imparziale, APPLICATA in tempi brevi .

Tempo fa parlavo con un  simpatico tassista, che mi raccontava delle sue battaglie politiche negli anni '70 e della profonda delusione per un centro-sinistra che oramai difende gli interessi di dirigenti, imprenditori e politici, riproponendo il divario tra la "strada" ed il "palazzo" di guicciardiana memoria.

Mi domandava come mai non reagissimo, noi trentenni-quarantenni; gli ho risposto che siamo le generazioni di mezzo, a cavallo tra la mentalità dell'italiota furbo e privo di senso morale e quella dell'idealista da "mi spezzo ma non mi piego". Siamo quelli che abbiamo sentito parlare delle due grandi guerre, del '68 e delle brigate rosse e negli anni delle contestazioni eravamo o appena nati o ancora troppo giovani per poter assimilarne qualcosa. Siam cresciuti nella bambagia, con la colonna sonora delle sigle dei cartoni animati giapponesi, delle pubblicità e delle prime trasmissioni sulle TV private. Siamo quelli a cui è stato promesso l'oro, poiché abbiamo potuto studiare e viaggiare grazie ai sacrifici dei nostri genitori, che sognavano per noi un futuro diverso dall'attuale. Siamo quelli a cui, con la caduta del muro di Berlino, è stato detto che iniziava una nuova epoca di libertà, sancita dai desideri individuali ed a cui, con la diffusione della tecnologia, è sembrato di arrivare molto più lontano di un Yuri Gagarin qualsiasi.

Ciononostante, di quei sogni è rimasto ben poco: siamo quelli che si barcamenano tra tre lavori per pagare l'affitto di una casa che non possono acquistare e per pagare l'asilo nido privato, poiché gli asili pubblici sono pochi (e la retta non è comunque a buon mercato); siamo obbligati a rispondere sempre "sissignore" ai nostri datori di lavoro, pena il non rinnovo del contratto; abbiamo talmente paura di restare senza attività lavorativa, e quindi casa e famiglia propria, che riusciamo solo ad abbozzare un timido "dovremmo, ma…", senza mai reagire; siamo quelli che accettiamo di pagare le visite mediche private poiché il nostro sistema sanitario, istituzione nobilissima ma lasciata allo sbando, oltre a tralasciare la ricerca scientifica non offre servizi tempestivi e si può anche crepare durante i mesi d'attesa per una visita medica .

Siamo quelli che leggiamo sui quotidiani nazionali dell'uscita della nuova 500 Fiat, per cui proviamo un'istintiva simpatia, ma non sappiamo come imporre l'utilizzo dell'energia eolica e solare al posto del petrolio, permettendo che l'inquinamento e le discariche incrementino i casi di cancro e le mutazioni genetiche di virus ed organismi viventi.

 

Essendo cresciuti sotto una campana di vetro, non abbiamo ancora capito che, chi detiene il potere politico ed economico di questo Paese di vecchi, non ci CONCEDERA' mai neppure il benché minimo diritto, donandoci al massimo, a seconda delle alternanze politiche, qualche contentino. Quello che vorremmo ce lo dovremo prendere e senza cadere nella sottile trappola del terrorismo, tanto preziosa a qualcuno che da decenni decide le sorti di questo Paese. In una società dove è obbligatorio muoversi velocemente e simultaneamente su più fronti, per dare tanto, senza niente ricevere, l'unica forma di lotta, davvero pericolosa, è allora "lavorare con lentezza" o addirittura fermarsi. Questo "Grande Arresto" deve, però, concernere tutti, ed in ogni attività, tralasciando addirittura i sindacati, oramai addomesticati da Confindustria e potere politico. (Le proteste di qualche tempo fa, in Francia, sono state causate dalla volontà del governo di adottare una legge simile alla Treu, neppure alla Biagi,  sul lavoro; noi siamo davvero molto accomodanti!) Noi ci siamo limitati ai pur nobili Girotondi , sperando che ciò bastasse per inaugurare una diversa attitudine nella gestione alla cosa pubblica; In Francia, però, gli scioperi ad oltranza hanno dato qualche risultato , in Italia non si è mosso assolutamente nulla..

Per cambiare la situazione in cui ci troviamo dobbiamo, prima di tutto chiarire, ciò che siamo diventati:

una sorta di individui-automi senza più memoria o coscienza di sé, bravi a smanettare con i ritrovati della moderna tecnologia ma pronti a dire si ad ogni decisione del potere costituito; un mucchio di giovani e adulti sognatori, ancora illusi dall'idea di una non ben definita "meritocrazia", che avrebbe dovuto e/o dovrebbe premiare chi ha studiato e studia, chi ha lavorato e continua tuttora, ma a cui si lascia già intendere che bisognerà rinunciare alle conquiste delle passate lotte sociali: TFR, pensioni, garanzia del posto di lavoro, funzionamento delle strutture sanitarie e scolastiche pubbliche. Del resto la paura è tanta: le aziende licenziano già senza troppe cerimonie i cinquantenni che hanno imparato in una vita la loro attività, poiché "costano troppo"; un giovane contestatario può essere solo accompagnato in fretta alla porta. Meglio tacere, per questione di sopravvivenza.

Noi pensiamo di essere i figli della modernità, allora che siamo solo una diversa versione di "Quarto Stato":

  • non imbracciamo il forcone ma un pc portatile;
  • non abbiamo in braccio bambini, perché non sappiamo come garantirgli un futuro,ma portiamo, invece, a braccetto un pensionato a cui paghiamo la miserevole rendita mensile, mentre ci arrovelliamo sulla scelta dell'assicurazione privata che, un domani, ci restituirà la nostra, ancora più misera;
  • non temiamo più il vaiolo o la peste nera, ma patiamo gli effetti dello smog, delle allergie e delle intolleranze alimentari e sentiamo sempre più parlare di avidità, stress e depressioni come molle scatenanti fatti di sangue.
  • non urliamo la nostra rabbia ed i nostri timori, ma ne parliamo sommessamente al telefonino, via sms, o via Internet.

Il quarto Stato siamo noi, che presi dal vortice della globalizzazione non riusciamo ancora ad intravedere come salvarci dal tornado; forse perché, sempre illusi di ricevere concessioni grazie alla "meritocrazia" ed al "dialogo costruttivo", speriamo ancora  che, un giorno, il tornado passerà o peggio, che a dirigerlo saremo noi.

 

 

"Tirannide indistintamente appellare si deve ogni qualunque governo,in cui chi è preposto alla esecuzione delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto eluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono o tristo, uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammetta, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo". »

Vittorio Alfieri, Della Tirannide,del 1790




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21 gennaio 2007

Canetti dixit...

Leggere certe frasi non può che confermarmi la deriva sociale e psicologica verso cui stiamo andando. Si è tanto condannato il cosiddetto "pensiero unico" per arrivare ad atti ben peggiori, che rivelano la stessa  filosofia spicciola per destra e questa sinistra, poiché entrambe hanno scelto la via del capitalismo.

Il diktat imperante  consiste nell'investimento nel  privato e nella degradazione del pubblico (pur da questo continuando ad attingere), nell' individualismo trionfante e nell'accumulo di risorse e capitali. Non si raccontino storie: essere alleati fedeli degli USA paga molto: assicura fonti energetiche, protezione militare, condivisione di tecnologia ma soprattutto denaro, tanto denaro. Dunque i giochi son fatti : l'era trionfante del Capitalismo, sbrindellata l'Unione Sovietica e con una Cina sempre più affascinata dal tintinnio dei dollari, è appena iniziata.

Sempre più spesso agli occhi si offre la stessa visuale: gente che corre, vestita tutta uguale (una sorta di divisa dell'affarista rampante), con la stessa espressione vuota e incavolata, che sancisce il proprio modus vivendi con un superficiale "altrimenti non ce la si fa".

Scemenze. "Ce la si fa" eccome. Basta saper rinunciare all'ultimo modello di automobile familiare, (30 anni fa si stava benissimo pure dentro una Simca), alla casetta nel quartiere residenziale ( i disperati del mondo arriveranno anche lì per rubare quel che troveranno), al corso di cucina macrobiotica, a Sky etc. etc. Ammettiamo le cose come stanno realmente: ci si è abituati agli agi, ad un concetto di bellezza elitaria, ( se diffusa, diventerebbe troppo provinciale e dunque un déjà vu). Si pretende l'originalità, senza sapere in cosa effettivamente questa consista ( la cultura all'originalità non rende, al contrario della commercializzazione del suo facsimile). Si è scelto di perseguire l'ottimo per pochi, invece del buono per tutti, innescando un meccanismo che porterà gli ultimi della terra ad essere sempre più pronti a passare alla criminalità  pur di ottenere qualcosa in più rispetto al loro nulla, ed i primi del sistema a difendere con tutti i tipi di armi i risultati delle loro fatiche.

L'aspetto peggiore del tutto è che a forza di esercitare il pensiero unico del capitalismo rampante, l'uomo ha annichilito le proprie capacità creative e dunque la sua ultima possibilità di riscossa.

Per una Rinascita bisognerà aspettare che una nuova categoria di persone venga allo scoperto, riprendendo in mano le redini della Cultura: i Poeti.

Coloro che sperimentano, senza paura di non Avere, poiché coscienti di Essere.

Quelli che, il tratto leggero di  Elias Canetti , dipinse così:
"Ecco quale sarà, a mio avviso, il compito proprio dei poeti. Grazie a un dono che era generale, ora condannato all'atrofia, e che sarà necessario che loro conservino in tutti i modi, dovranno mantenere aperti gli accessi tra  gli esseri. Dovranno poter divenire qualsiasi cosa, l'ultimo degli ultimi, il più ingenuo, anche il meno potente. La loro voglia dell'esperienza dell'altro, da dentro, non dovrà mai essere determinata dagli scopi di cui consiste la nostra vita normale, per così dire, ufficiale; bisognerà che essa sia scevra da ogni desiderio di successo o interesse; una passione in sé, quella della metamorfosi; bisognerà, per questo, mantenere un orecchio sempre aperto; ma solo questo non sarà sufficiente; poiché la maggior parte degli esseri, oggi, non disponendo quasi più della parola, si esprime con frasi fatte dei giornali e dei media ufficiali, e senza essere realmente la stessa cosa, dice, sempre più, la stessa cosa. Solo attraverso la metamorfosi, nel senso estremo della parola, si arriverà a sentire ciò che un essere è effettivamente, dietro le sue parole; non si potrebbe comprendere altrimenti la consistenza reale di ciò che è l'essere vivente." da La Coscienza delle parole, Elias Canetti, 1984.




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20 novembre 2006

...




e in una spirale di risa, suoni e giocolieri
si dipana la complessa matassa

un guizzo di malinconia
attraversa gli occhi 
solitamente divertiti
posati sul fuso
pungente
seminascosto tra i fili colorati




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11 novembre 2006

...

Si racconta di una regione
in cui né lingua,
dio o materia
faccia dell'uomo una bestia sanguinaria,
ma un’armonia silente
rifletta ogni pensiero.
C’è
Ma non si vede.
L’hanno voluta nascondere.
E se ne è quasi perso il ricordo.
Eppure, pare che non ci siano riusciti del tutto,
e che mai potranno farlo.
Nei loro sogni, gli uomini, ritornano sempre in quella regione,
la quale aspetta che, soli,
ritrovino la strada che li conduca a lei,
senza il soccorso del Sonno.





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29 ottobre 2006

Conan... e/o la capacità di sognare

Alle volte la memoria gioca dei tiri mancini: mi capitava, ultimamente, di canticchiare mentalmente il motivo di un cartone animato che, da bambina, mi colpì molto, tanto da imprimere in modo indelebile la trama della storia. Si tratta di un cartone del quale chi, come me, è nato/a negli anni '70, ricorderà almeno nei tratti salienti: i piedi prensili di un ragazzino dai lineamenti dolci, che correva senza scarpe, in canottiera e calzoncini, munito di un arpione, che insieme al suo miglior amico, un tipo paffutello dai capelli rossi acconciati stile tepee indiano e con un debole per le rane, andava a salvare una ragazza che parlava telepaticamente con un gabbiano, nipote di un importante scienziato ricercato da una sparuta oligarchia, abitante dell'isola INDUSTRIA ( pronunciato Indastria).
Sto parlando di Conan, il ragazzo del futuro, (da non confondere, per il nome "Conan", con uno dei trucidi e ridicoli film del primo Schwarzenegger) che per me è stata la più bella favola/cartone animato che un gruppo di adulti abbia scritto per i bambini, (non a caso il giapponese
Hayao Miyazaki è anche il creatore de' Il castello errante di Howl )
In Conan si parla di come la follia umana possa scatenare una guerra mondiale a causa di una "raffinatissima" tecnologia bellica, distruggendo ogni segno di modernità, per tornare ad uno stile di vita molto più "bucolico", rappresentato dall'isola di HYARBOR (dove rane e topi sono cibi prelibati, le capanne hanno preso il posto dei grattacieli, ormai sommersi dai mari; dove non esiste un guardaroba di tendenza, ma un unico abito da indossare, ed il mondo da salvare o cio' che ne resta, è l'unica missione da perseguire, poiché, tra i pochi sopravvissuti di tale catastrofe c'è comunque chi dal passato non ha tratto alcuna lezione e, camuffando le proprie ambizioni da necessità, vuole impadronirsi della tecnologia che gli permetterebbe di controllare il mondo).

Negli anni '80 temi come l'ecologia, la pace, la non violenza, la costanza e la caparbietà nel perseguire obiettivi socialmente utili, costituivano l'ossatura di tantissime storie pensate per un pubblico infantile, che oggi sono state sostituite da serie americane, dove adolescenti cresciuti , per di più avvocati, investigatori privati e presunti scrittori, incrociano le loro piccole vicende mediocri, il loro piccolo particolare, dove il generale coincide con i particolari dei loro simili (chi ha detto che il riferimento alle classi è roba del passato?).

Quel canticchiare ha fatto sì che andassi a scovare ed acquistare l'intera serie registrata su 4 dvd da un privato, ad un prezzo modico, (sui mercati telematici, nemmeno a farne il nome, ho visto delle follie!). Ho già in mente di regalare i dvd ai miei nipoti, che almeno avranno qualcosa di bello ed istruttivo da guardare.

Talvolta penso che bisognerebbe dedicare almeno una mezz'oretta a ricordare cosa sognavamo quando eravamo bambini...per far sì che i nostri discendenti possano permettersi di sognare ancora.
I ragazzi che vedo oggi sembra non abbiano mai sognato... e gli adulti, miei coetanei, hanno dimenticato ciò con cui sono cresciuti, relegando i loro sogni ad un'isola che non c'è di cui, ormai, hanno anche un po' vergogna; bisognerebbe vergognarsi, invece, di ben altro, sempre presente proprio dietro la porta che delimita il nostro piccolo, insignificante, particulare.
Possiamo costruire od abbattere questo "altro" ogni giorno, con le nostre scelte, ma apparendo "difficile" e "scomodo", preferiamo non pensarci: l'idea di essere anche noi responsabili del generale che ci circonda ci fa star male; meglio percio' essere quasi protagonisti di un reality, sollazzandosi con "simpatiche" e "mediocri" ansie o felicità.
Le storie che hanno popolato la nostra infanzia raccontavano, però, di una diversa modalità e percezione....




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27 settembre 2006

Il Pensiero è anche Prassi, altrimenti sogna sé stesso

Noto, con un certo piacere, un risvegliato interesse per la filosofia e le sue varie articolazioni; i recenti festival dedicati al Pensiero a Modena ed a Roma, come la neonata scuola di consulenza filosofica  mostrano come l’esercizio dell’intelletto sia sempre più considerato la chiave di volta per uscire da situazioni di impasse psicologica. C’è, però, un rischio: che il ricorso al pensiero pensato diventi, soprattutto, una moda radical-chic e, dunque, ancora una volta, uno stratagemma affinché nessuno alteri lo status quo, nonostante l’illusione di mettere in moto qualcosa. Il Pensiero  pensato, dopo essersi posto il problema della felicità, deve procedere alla realizzazione di sé stesso, affinché  tenda all'uso equilibrato e razionale delle risorse e del tempo, e all'elevazione dei sensi e dello spirito.
Tali intuizioni non devono rimanere aleatorie presenze di una regione metafisica, bensì concretizzarsi nella fisica realtà. In caso contrario, (e come sempre è stato fino ad ora, tranne per qualche “esperimento” durato qualche anno) il Pensiero ridurrà i suoi stessi creatori (gli individui pensanti) in esseri frustrati e rassegnati, che relegheranno in un Eden più o meno diverso  le proprie aspirazioni.

Il Pensiero è coraggio. Praxis. E’ passione che s’incendia e si sdegna, rifiutando tutto ciò che annichilisce e riduce l’immaginazione e la forza intellettuale. E’ un “NO” urlato a gran voce in faccia ai commedianti che han fatto della politica una fiction ben remunerata e basta, ai reality, ai quiz, al materialismo, ai finti cambiamenti, al potere oligarchico, alla natura violentata, all’uomo stesso che. nella quasi totale indifferenza e sufficienza, subisce ogni giorno violenza, sorridendo come un ebete. La Filosofia non tappa le falle di una zattera sballottata dalle onde, ma l’affonda del tutto, per costruire una nave che non tema i mari sconosciuti e più impetuosi, ma li percorra, confidando in sé stessa. Sa che, se per demolire bastano pochi anni, per costruire occorrono decenni, insieme a  pazienza, umiltà, speranza e risolutezza. La Filosofia è la lente d’ingrandimento per individuare il Cancro che ha avvelenato l’Anima, ma dopo deve seguire l’asportazione delle "cellule malate" e la conseguente terapia, proiettata nel tempo.

Il Pensiero non deve essere una nuova droga, più chic dell’oppio dei popoli, poiché non è passando da un robusto Barolo ad un sublime elisir che scomparirà ciò che invoglia l’uomo a bere.
Bisogna distruggere ciò che incoraggia e permette l'ubriacatura perenne e l'esercizio del Pensiero pensato non è che la prima tappa del difficile percorso da seguire.




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29 agosto 2006

un senso...

Ha scritto Eugenio Scalfari nella sua rubrica sull’Espresso, a proposito dei recenti tentativi terroristici in Inghilterra:

Noi tutti – bianchi o colorati, ricchi o poveri, cristiani o musulmani – e insomma appartenenti alla specie umana, abbiamo bisogno di dare un senso alla nostra vita. Un senso quale che sia. Uno scopo, una ragione. E un’identità. Può essere un senso legato a questo mondo o collocato in un sopra-mondo. Può essere il successo, il danaro, il potere oppure la salvezza dell’anima, il paradiso, le beatitudini celesti. Ma un senso. In mancanza di senso la vita diventa solo un transito insopportabile, i dolori la miseria le malattie le frustrazioni non si tollerano. Il tedio e il male di vivere non ha compensazione di sorta.

La Sharia dà senso. La fede in una qualsiasi religione dà senso. Il gesto drammatico anzi tragico, se dedicato ad una supposta “causa”, dà senso. (…) Capisco che questa spiegazione è tragica: follia omicida e suicida per mancanza di senso. Ma questo è l’abisso verso il quale stiamo andando”.

Non c’è stato filosofo, poeta, artista che sia riuscito a trovare risposta convincente e duratura sul senso della vita.

L’ironia aiuta in molti casi, così come anche il non pensare; il fatto è che il pensiero, come strumento di approfondimento intellettuale, dovrebbe saper riconoscere la soglia oltre la quale diventa Metafisica, senza varcarla. E la riconosce… ma il pensiero non sopporta i pusillanimi tentativi di rinchiuderlo in una gabbia dorata ed appena può svetta in alto, lungo traiettorie immaginarie che, distanziandosi dal buon senso, conducono altrove; e allora, oltrepassando la famosa soglia, pur rischiando di smarrire sé stesso, si crogiola in un mare tumultuoso di passioni, sensazioni e sentimenti che il Senno, misurato di per sé, non conosce; il Pensiero diviene naufrago volontario nel Regno dell’Assoluto dove il Tutto si confonde e trasfigura nel Nulla, l’Immortalità nel Limite, l’Umanità nella Divinità, la Fantasia nel Rigore.
Allora, forse più della mancanza di senso, sono la mediocrità e la relatività ad annoiarci, tanto da indurci a varcare le dimensioni della ragionevolezza, abbattendo quegli stessi  paletti con cui, c’insegnano, è saggio limitare il territorio da non oltrepassare.
Il guaio è che qualche volta non c’è un Astolfo in grado di recuperare il Senno perduto.




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18 agosto 2006

donne, non solo femmine

L’omicidio di Hina, la ragazza pakistana uccisa dal padre perché colpevole di una scelta di vita “disonorevole” è l’ennesimo capitolo del lungo libro che riporta le violenze commesse sulle donne. Prima di lei, una ragazza siciliana, Brunetta Morabito, è stata ridotta dal fratello in fin di vita, poiché rea di una gravidanza non legittimata da matrimonio con un uomo non bene accetto dalla famiglia della ragazza.

E ancora mille altre uccise, sfigurate perché avevano deciso di finire una relazione intrisa di violenza o perché non potevano avere figli; donne costrette a sopportare in silenzio angherie, ricatti morali ed aggressioni fisiche da parte del loro compagno, che sia senza cultura o libero professionista affermato, lo strumento di coercizione è sempre lo stesso: la forza fisica.

Donna santa come madre, figlia, sorella oppure puttana, egoista, esibizionista e irresponsabile.

Si potrebbe pensare che il “successo” di un tale ricorso alla forza sia sancito proprio dalla minore forza fisica; in realtà l’origine di un simile trattamento è molto più tragico. E’ una differenza accarezzata ed incoraggiata da sempre, perché nobile. Purtroppo, per la donna, estremamente pericolosa.

Sfoglia un giornale femminile e davanti agli occhi sfileranno immagini di moda e bellezza, consigli di maquillage e rubriche di psicologia, lavoro, amore, sesso, cucina, figli e gossip.

Vai in libreria e cerca le opere di una famosa intellettuale e troverai tra i vari volumi scritti da uomini, i lavori di qualche donna eccezionale, che per dedicarsi agli studi ha “sacrificato” la propria vita sentimentale o è stata la “compagna di” un grande pensatore, il quale avrà molto più spazio di lei tra gli scaffali.

Vai al lavoro e nel raro caso in cui non troverai un direttore, avrai di fronte una direttrice che sarà già stressata alle sette del mattino, perché avrà accompagnato i figli a scuola, dato istruzioni alla governante per casa e spesa e telefonato all’amica che festeggia il suo compleanno. Nel caso la manager non abbia nessuno che l’aspetti, sarà oggetto di scherno da parte di uomini e donne, perché “inacidita” dalla sua stessa solitudine e magari nessuno immaginerà che quella zitellaccia rientrata a casa si faccia un’overdose di sceneggiati e commedie romantiche, tanto per sognare un po’.

Vai in chiesa e prega : ti accorgerai che per alleviare le pene terrene ti rivolgerai ad un dio maschio, a meno che tu non sia seguace di  Kalì, la comprensiva Giunone o qualche altra divinità inferiore.

Esci, ma stai già dando per scontato che, in quanto bella, sarai oggetto di sguardi, ammiccamenti e fischi d’apprezzamento; se sei brutta, il peggio è tuo: datti da fare che oggi il mondo permette a chiunque di migliorarsi e piacere, ma se non lo vorrai potrai svolgere semplicemente la tua funzione primaria: mettere al mondo dei figli. Se poi sei bella e non hai mai pensato a metter su famiglia, non solo gli uomini, ma le altre donne stesse, si stupiranno della tua scelta, pensando che sei uno “strano tipo”.

La triste e terribile verità è che, da quando siamo al mondo, non abbiamo avuto un gran margine di scelta:

Lilith mandò al diavolo Adamo e dio e pare che, in seguito, solo il diavolo se la sia portata a letto ( quale altra opportunità le sarebbe potuta restare?).

Eva, buonanima, si prese cura della famigliola e da allora siamo discendenti dell’una o dell’altra, ma, ironia della sorte, fino ad un duecento anni fa, ci siamo sempre e soloprese cura di”, mai creato qualcosa di concreto che fosse durato nella Storia per un certo lasso di tempo. Imperi, repubbliche, monarchie, invenzioni scientifiche, letterarie artistiche si sono succedute secondo ritmi scanditi da grandi uomini, mentre noi eravamo grandi madri, mogli, figlie, cortigiane, puttane, amanti, muse ispiratrici, perpetue; sempre accanto, rarissimamente protagoniste degli eventi .

Una Storia che di femminile ha solo il nome, perché scandita da uomini, per cui, volenti o nolenti, abbiamo sempre lavorato dietro le quinte.

Questa “forma mentis” l’abbiamo appresa nel corso delle generazioni e per quanto una tale consapevolezza sia estremamente amara, può spingerci, però, verso nuove modalità di comportamento, anche se è difficile. Piacere ci piace. “Essere con” ci piace. Distinguerci come ottime madri, mogli e  figlie ci piace.

Il fatto è che prima di garbare a noi, è andato a genio all’uomo che fossimo così e questo ci ha insegnato.

Noi, da diligenti allieve, l’abbiamo imparato a perfezione, anche creando sottili varianti  di gioco; pure quelle che, con fatica, portarono avanti  studi riservati solo a uomini, sapevano che, al loro rientro, c’era  qualcuno a cui badare.

Quelle più ribelli di noi, che hanno rifiutato e rifiutano le regole non scritte da una morale maschile, sono state e sono tuttora bollate come streghe o povere pazze irrequiete. Donne che volevano entrare in armonia col cosmo, partecipando della magia della natura o cercando nuovi linguaggi, furono messe al rogo dall’Inquisizione, inventata dagli uomini. Un’istituzione, questa, che si è evoluta coi tempi e che può concretizzarsi in regole religiose o norme morali come “onore”, “orgoglio”, “essere una brava moglie o madre”. Nessuna complicità, ma subordinazione travestita da gratitudine, falso affetto, timore.

E noi… noi che, quando ci riuniamo, parliamo tanto di uomini, talvolta schernendoli, maledicendoli, richiamandoli o solo pensandoli… gli vogliamo stare comunque accanto. Ci prendiamo cura di loro, dei figli, dei parenti, degli amici, perché da secoli siamo abituate a badare a qualcuno e tutto questo ci fa sentire felici, appagate, perché quando amiamo non sappiamo dire di no.

Hina si è recata dal padre perché, per quanto vuoi ribellarti, non puoi impedirti di provare affetto filiale e il sentirsi ingrate genera un senso di colpa troppo grande da sopportare. Purtroppo delle volte l’affetto tradisce, perché l’uomo non ci ha insegnato a difenderci dai propri demoni, a cui lui stesso è vulnerabile. Si è sempre affidato ad un dio ottuso e vendicativo o ad una ferrea morale che inquadra senza educare, per placare i propri istinti di violenza.

Il padre di Hina, in prigione, legge sempre il Corano; il fratello della siciliana “ribelle” ha tenuto fede alla legge dell’onore probabilmente insegnatagli da suo padre.

In entrambi i casi etica e dignità umana sono andate a farsi benedire.

Finché l’uomo rispetterà solo qualcosa di cui ha un sacro terrore, continuerà a mortificare sé stesso e chi gli è accanto, punendo chi vuole seguire altre regole, che segnerebbero una svolta nell’evoluzione della società umana, dove non uno ma due cervelli riscriverebbero i criteri di comportamento e di adattamento al territorio. Spesso però la libertà fa paura…e si ritorna a seguire norme obsolete che solo metà dell’umanità ha stabilito, lasciando al genere femminile il ruolo di allieva, progenitrice, il più  possibile attraente.




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28 febbraio 2006

pensieri...

Forse perché sono in una fase particolare della mia vita,

forse perché  tante persone a cui virtualmente facevo visita, nei blog, hanno preferito rinchiudersi nel silenzio, mi chiedo se l’avere un’acuta sensibilità sia solo una condanna con cui si nasce o un dono concesso a pochi che, non compresi, sono ripudiati da una società invidiosa e meschina con una totale estraniazione.

Ne conosco e ne ho conosciuti tanti di esseri umani  speciali.

Per l’animo, l’eleganza e la profondità dei sentimenti; dalla cultura vasta e mai fine a sé stessa. Ponti verso un mondo che ho sempre sentito vicino al mio, parallelo…senza però potervi accedere mai…perché lì si cammina sopra la neve senza lasciare orme, ci si lascia rapire da un’aria musicale per volteggiare in alto…e gli ideali assurgono ad armonia  totale..palese ma  riservata a pochi….

E quei pochi…vi riconoscete sempre…..ed a voi appartengono gusti, occhi e mani che, diversamente,  non recepiscono che il visibile. Il tangibile.

Io sono tra quest’ultimi: mi muovo bene nella realtà, nonostante sia decadente e frivola. Forse per un innato cinismo o un moderato snobismo, che mi porta a dissacrare tutto; un  ironico distacco cortese, allietato da un sorriso. Un’aggressività felina ben padroneggiata, a difesa di una sensibilità svelata solo a pochi. Relativa sensibilità. Razionale sensibilità.

Voi…no.

Voi che siete e siete stati i miei più cari amici, compagni di viaggio, amiche sempre vicine…voi..che così spesso ricordo a contemplare le stelle sopra il tetto di casa, a toglier crocefissi dalle aule di scuola, quando ancora non era divenuto sintomo di filo-terrorismo; voi che m’avete parlato di Malher, Wagner, Dostoevskij e Aristotele; amici dei libri, dell’arte e della musica .. suscettibili e teneri come nessuno…..sorridenti fino alle lacrime e sprofondati in improvvisi silenzi, rapiti da un panorama inconsueto, dal movimento di una foglia che cade, altruisti assoluti verso pochi eletti.

Qualcuno si è dedicato allo studio dell’arte…qualcuno ha imparato ad immortalare una realtà le cui sfumature sfuggono ai più, attraverso una macchina fotografica, qualcuno si è ammalato di schizofrenia…qualcuno ha semplicemente ripiegato, ritagliandosi come ha potuto uno spazio in un mondo che comunque gli andava stretto….sopravvivendo…

Non so perché le nostre strade continuino ad incrociarsi così spesso….io non posseggo quella sensibilità. So solo che vi proteggerei sempre, si…perché  per ognuno di voi ad un certo momento è venuto il bisogno di allontanarsi da tutto, andando a brillare in una galassia lontana…da cui ogni miseria umana, ogni volgarità è bandita.

Quanto ho detestato e amato il tendere all’assoluto.

Questo sentire maledetto, terribile da vivere ma sublime, in ogni sua manifestazione.

Ore infinite, a cercar di capire l’origine di un vuoto senza nome, così potente da zittire ogni tentativo di far giungere un’eco di speranza.

Fame d’amore o di bellezza, in un mondo purtroppo carente di entrambi. Un eterno strazio, un “dolce naufragare”….

Sempre, passati e presenti, mi siete accanto; delle volte sento uno sguardo quasi divertito, un sarcasmo pieno d’affetto…..ed una stima che mi spiego solo in parte.

Delle volte vi detesto. M’impongo di non alzare lo sguardo verso le stelle e, senza perdere di vista la mia strada continuo a camminare….finché non incontro qualcuno che mi suscita un’immediata commozione, una dolcezza per me inusuale…e di colpo..rieccovi lì…tutti…a prendervi gioco di me…mentre mi arrivano grida…” è uno di noi…anche stavolta…”

Ed io resto ad ascoltarvi, mentre vi maledico e vi abbraccio, felice di avervi di nuovo accanto…. continuo  a camminare al fianco di uno spirito libero che mi guarda un po’ interdetto e  che, probabilmente, a sua volta, si chiede perché mai percorra la via in mia compagnia. Alle sue spalle sento occhi e voci provenienti da stelle lontane…che non conosco….ma so vivere nella stessa galassia in cui siete andati voi. Che ridete. A crepapelle.

 

 

 




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22 gennaio 2006

per DARIO FO

Sembravano due ragazzini: Enzo Jannacci e Dario Fo sul palco allestito per promuovere la candidatura di Fo a sindaco di Milano. Cantavano "ho visto un re" in quel modo che appartiene solo a loro, che hanno serbato l'innocenza dopo aver visto tante schifezze.
il sognatore, che con Franca Rame è più rinomato all’estero che in Italia. che immagina una città diversa dall’attuale, ingrigita dall’opportunismo bolso, dallo smog e dalle speculazioni edilizie.

C’è da credergli quando afferma che se arrivasse alla giunta milanese capovolgerebbe Milano come nessuno ha mai fatto.

Mi riecheggiano in testa le parole di Pancho Pardi, organizzatore dei “girotondi”, che , sul palco, ha ricordato la necessità di una totale partecipazione della società civile alla vita politica; non si può continuare a metter  la testa sotto la sabbia, pensando “ si dovrebbe , ma non si può”. Tutto è possibile, quando è la passione a muovere le idee.

Alla serata di ieri è intervenuto anche il sindaco di Londra, Ken Livingstone, che ha raccontato come, dopo aver acquistato 8000 nuovi autobus a combustibile ecologico e costretto gli automobilisti a pagare il pedaggio per entrare in città , i cittadini si siano abituati ad utilizzare i mezzi pubblici ed in 6 milioni ogni giorno preferiscano lasciare le auto nei loro garage, per servirsi di bus, tram e biciclette!

Ecco…dirlo in Italia sembra da imbecilli, ma a Londra accade,

Tuttavia chissà se l’Italietta tanto affezionata alla proprie, piccole, care abitudini (..dolce, piccola borghesia..per piccina che tu sia…) riuscirebbe  vedere oltre l proprio giardinetto, ben curato e tranquillizzante purché lontano dalla fabbrica abbandonata,, dai quartieri dormitorio, dall’inquinamento delle auto.

Basta chiudere la porta di casa, perché l’italiano medio si senta in pace con sé stesso.

Dario Fò, invece, è il simbolo di un possibile cambiamento radicale, per cui davvero l’immaginazione e l’onestà potrebbero amministrare una città. Attorniato da uno staff di tecnici che vantano un percorso di studi ed esperienze di primo livello ( vedi il programma in pdf sul sito), quest’uomo si è messo in testa di poter mostrare come si può costruire una città più vivibile.

E a chi pensa che possa solo raccontare storie di giullari e buffoni, rispondo che di buffoni, veri, ne abbiamo visti fin troppi. Rispondo che chi “ragiona e canta” della realtà, la fotografa  e analizza come nessuno riesce a fare, poiché esterno ad essa, non compromesso.

Quest’uomo che afferma con orgoglio di non essere moderato e di guardare alla sua vita, che da sola testimonia delle sue intenzioni, vuole dimostrare che è possibile non lasciarci avvelenare dallo smog ogni giorno e  defraudare degli spazi verdi: Vuole portare il centro nelle periferie, in modo che migliaia di individui non si debbano spostare per andare a lavorare o a studiare o a vedere qualcosa di bello, perché il bello e  il necessario vuole crearli in tutta la città.

 Io gli credo. Mezza Italia ha creduto ad un tizio in cravatta che si vantava d’esser serio e s’è rivelato un pagliaccio.

Io credo a chi, facendo il pagliaccio, ha sempre dimostrato un’assoluta rettitudine ed una fede incrollabile nella giustizia sociale, nella pace e nell’Uomo.

Si.
Dario Fo.

 




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10 dicembre 2005

9-11 IN PLANE SITE

Qui ci sono filmati che le grandi emittenti televisive non hanno mai divulgato,con scene piuttosto eloquenti; commenti di pompieri che parlano di esplosivi e “distruzione controllata”delle torri. Si, lo so che sull’11 settembre è già stato detto tanto, troppo. Il fatto è che, guardando il documentario,realizzato con filmati di videoamatori improvvisati, testimoni loro malgrado, viene in mente la strategia che da Pearl Harbour portò alla seconda guerra mondiale.

Il fatto è che, prima ancora delle farneticanti affermazioni del Presidente Ahmadinejad, l’Iran era stata additata come probabile prossimo oggetto di “esportazione democratica”.

Il fatto è che il PROJECT FOR THE NEW AMERICAN CENTURY è una realtà su cui nessuna emittente televisiva dice una parola, di cui nessun giornale scrive. A questo punto, la verità bisogna cercarsela da soli.
Il DVD 9-11 IN PLANE SITE    si può ordinare su disinformazione ed ha un prezzo modico.


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Per chi vorrà, buona visione.




permalink | inviato da il 10/12/2005 alle 14:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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