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Ferma.
Eppure
in viaggio.
Una
Armonia
di quattro.
Delineata
E mutevole
come l’acqua.



Dentro
e fuori
al confine



Libera
il pensiero




un sigillo
aperto



e
mille
mondi
possibili






 


 

Diario | stile libero | ballate | i Giganti | Suoni, immagini e pensieri | vecchi e nuovi tasselli di un puzzle... |
 
Diario
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1 settembre 2014

stile libero


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Renzi articolo 18 lavoro crisi

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5 agosto 2013

stile libero


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23 febbraio 2012

André Gorz, Le socialisme difficile

Fintanto che il lavoro sarà vissuto e posto nella società come ciò che disfa l’uomo, come costrizione ed oppressione da subire, tutto il campo del non-lavoro sarà, al contrario, posto come quello dell’evasione, del divertimento e della felicità passiva. Secondo l’espressione di Bruno Trentin, “il consumatore alienato, è l’individuo che riflette nei propri bisogni di consumo la sua alienazione come agente di produzione”.

André Gorz, Le socialisme difficile, Ed. du Seuil, p.37

 

In tempi di crisi, globalizzazione e capitalismo allo stremo, torna di grande utilità la rilettura di una grande filosofo, che reinterpretò il pensiero marxiano alla luce delle esigenze e contraddizioni insite nella società contemporanea, André Gorz.

Le aziende non assumono perché apparentemente in perdita ed il tessuto sociale è rammendato dai fragili fili dei sussidi, ma al solo chiedere come tanti managers abbiano potuto dimostrare, oltre all’incompetenza, un’incredibile tendenza allo sfruttamento dei lavoratori per i propri fini privati, i partiti che storicamente si definiscono espressione della collettività tacciono imbarazzati. Nessuna reale presa di posizione sull’inettitudine dilagante, nessuna punizione esemplare per chi, corrotto, ha utilizzato soldi pubblici e risorse aziendali per obiettivi personali.

Il termine “ottimizzazione” ricorre spessissimo come forma, ma nessuno si chiede di cosa si tratti nella sostanza.

Scriveva Gorz: “in numerosi casi, le esigenze di ottimizzazione entreranno in conflitto con il criterio di massimo rendimento.(…) Tali misure possono essere compatibili con dei progetti di produzione? Quali cambiamenti tecnologici sarebbero necessari perché esse lo divengano? Quanto tempo prenderebbero? Quanto costerebbero? Chi le pagherà?(…) Per saperlo c’è solo un modo: aprire i libri contabili della società. Quali sono i suoi profitti? Per cosa li impiega? Non potrebbe impiegarli in altro modo? (Le socialisme difficile, op.cit.)

Perché i cosiddetti partiti di sinistra o da essi discendenti si trincerano a palazzo, invece di tornare a parlare con la comunità di cui dovrebbero essere espressione? Una comunità che, lasciata a sé stessa,  si aliena sempre più, dilettandosi con gadgets e moderni ritrovati della tecnologia, contentini di un’oligarchia che dispensa “generosamente” l’idea che, attraverso status symbol comprati su E-bay o durante i saldi, ogni individuo sia perfettamente integrato nella società dei consumi. Non fa nulla che le scuole non abbiano strumenti, spazi ed un numero  d'insegnanti idoneo a far fronte alle esigenze degli studenti ; poco importa che il lavoro onesto non venga più garantito ai loro genitori, che i trasporti pubblici vengano considerevolmente ridotti per sostenere, con soldi pubblici, le imprese automobilistiche; tanto lo Stato deve apparire un concetto arcaico, quanto il valore del potenziale individuale, del singolo scisso dagli altri  deve assurgere a nuovo mantra:” si tratta di una società dove l’automobilismo è già diffuso; dove il sistema dei trasporti e la rete urbana sono organizzati in funzione dell’automobilismo ed indicano ogni individuo come automobilista potenziale.” Che il prezzo del petrolio ed il conseguente aumento del rifornimento di carburante siano in progressivo aumento diventa una mera conseguenza di un’astratta modernità, che viene, così, semplicemente subita come tale. La libertà del singolo consisterebbe nell’approvvigionamento di quanto più possibile, non nella sua reale espressione. Ciononostante :” se definiamo la libertà come la padronanza dell’individuo sulle sue condizioni d’esistenza, come la sua possibilità di modificare le sue condizioni in funzione dei suoi bisogni e della sua esigenza di realizzazione e di superamento, allora bisogna riconoscere che la libertà come la definisce la democrazia borghese è una libertà mistificata. Se definiamo la libertà come il potere degli individui sociali sulle condizioni sociali della loro esistenza, allora la democrazia capitalista deve sembrarci vuota di contenuto.”(A.G.,op.cit.)

L’individuo che “performa”, dando il suo più motivato e concreto contributo alla catena di montaggio sociale (nel senso capitalista), avrà il suo posto in prima classe nei treni ad alta velocità, potrà offrire le migliori scuole private ai propri figli, utilizzare il tappeto d’asfalto per correre a gran velocità con la sua macchina di potente cilindrata, connettersi al mondo tramite Ipad e godere dei favori dei suoi pari. Gli altri saranno i “paria”, infimi elementi apocalittici, che pagheranno la mancata integrazione con l’infamia, sbeffeggiati dalle classi politiche che, mutando bandiera, resteranno ben salde ai loro posti e non muoveranno mai un dito per migliorarne le condizioni di vita. Le pari opportunità resteranno lettera morta, relegate all’utopia di pochi, additati come reietti, obsoleti, nostalgici di un’età dell’oro maldestramente interpretata. Questo finché la disperazione dei cosiddetti ultimi non sarà talmente forte da indurre a giocare il tutto per tutto; allora le classi politiche grideranno al pericolo dell’estremismo, delle cellule impazzite, additando come “cancro” la conseguenza della malattia di cui sono essi stessi la causa: il fine privato come nuova religione.

L’unità non giunge al gruppo dall’esterno, come un sigillo apposto dalla materia inorganica su una molteplicità di esseri fattuali separati. Essa è prodotta come condizione necessaria alla realizzazione di un fine comune da cui dipende la salvezza di ciascuno. I gruppi sono i momenti dialettici costituenti ( e non costituiti) del sociale; sono specificamente organizzati in vista dell’azione sociale e storica; sono la ripresa della necessità in libertà”(A.G.,op.cit.)

20 marzo 2011

Se una farfalla batte le ali in Amazzonia..

Secondo il principio della teoria del Caos, quando una farfalla batte le ali in Amazzonia, potrebbe provocare un urgano in Texas; ogni cosa è collegata ad un’altra e gli avvenimenti di questi giorni non lasciano presagire nulla di buono. Non si tratta delle tesi catastrofiste tanto in voga che pure hanno un fondamento culturale nella storia dei Maya, ma dell’incapacità dei delegati a gestire la Cosa Pubblica che rischia di mandarci tutti per aria. Si tratta di una crisi che affonda nell’insensatezza di chi, invece di costruire un’economia basata su beni reali ha preferito crearne una virtuale a beneficio dei soliti pochi; di una politica energetica che continua a scommettere su petrolio e gas, accarezzando il sogno di un nucleare non ancora alla nostra portata per incompetenza e fallibilità umana; di crisi nel mondo del lavoro dove manager superpagati ed inetti mandano a picco ditte con centinaia di lavoratori o le dislocano dove la manodopera è costituita da schiavi. Si tratta della stupidità divenuta norma abituale di comportamento, che impedisce alla razionalità d’intravedere ogni possibile via di fuga per lasciare spazio solo alla rabbia ed all’impotenza. Non è bello vedere i propri presente e  futuro ipotecati, come quelli delle generazioni successive.

Ciononostante, non sarà né la collera né solo l’indignazione a dare una piega diversa ad interventi decisi da chi detiene il potere. Solo la paralisi totale di tutta la forza lavoro, di tutte le coscienze, oramai, potrebbe sbloccare la situazione. Paradossalmente solo una grande paura, potrebbe promuovere un reale cambiamento di rotta. Il terrore di perdere tutto ciò che si è ottenuto lottando negli anni. Intanto i gas tossici fuoriusciti dalla centrale di Fukushima  si disperdono nell’atmosfera e nell’acqua, senza direzione né possibilità di essere contenuti.


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permalink | inviato da draculia il 20/3/2011 alle 22:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

30 settembre 2008

l'uragano americano

 

E' da più di un anno che si parla della crisi generata dai "prestiti facili" garantiti dalle banche americane per l'acquisto della casa. Oggi il Congresso ha bocciato la proposta allo stanziamento di fondi per arginare il tracollo delle banche statunitensi. Le Borse di mezz'Europa cominciano a parlare, attraverso il loro linguaggio fatto di numeri, di un fenomeno che non finirà troppo presto e che chiama in causa banche, assicurazioni, società immobiliari e soci azionari; un banchiere londinese si è già suicidato e nei reportage di tutto il mondo si ricomincia a parlare di una crisi paragonabile a quella del 1929, quando frortte di piccoli e grandi risparmiatori non videro altra alternativa alla povertà se non quella di porre fine alla propria esistenza.

Noi siamo fortunati: il nostro Presidente del Consiglio dice che siamo un grande Paese dalla tradizione manifatturiera, secondo solo alla Germania ; dunque la nostra economia è solida e guarda sorridente verso il futuro. Strano; non ho la sua stessa percezione. Pur vivendo a Milano, città spesso collegata alla realtà industriale, non ho mai visto tante fabbriche attive. Ne vedo, invece, parecchie abbandonate, o semplicemente ricordate dal nome che hanno lasciato in eredità al quartiere; vedo aree in cui, ormai , al posto delle aziende, vedono svettare i grattacieli dai vetri a specchio di compagnie telefoniche, istituti per il credito, agenzie immobiliari e società finanziarie. Milano è diventata una città di amministratori e direttori, che gestiscono altri sotto-amministratori evice direttori, i quali, a loro volta, coordinano impiegati, segretari, collaboratori e consulenti vari. Le ditte italiane hanno trasferito i centri manifatturieri, tanto cari al nostro Presidente del Consiglio, in Cina e nell'Europa dell'Est, dove la forza lavoro costa assai poco e la gente crede al boom economico. Qualche impresa a conduzione familiare la si trova ancora nel mitico Nord-Est italiano, ma di certo non ha vita facile: gli aumenti delle materie prime e dei trasporti incidono anche sul suo budget, per cui, invece di assumere lavoratori, preferirà tagliare le spese, riducendo i costi del personale e diminuendo la qualità di materie e manifattura, giungendo così ad un prodotto finito qualitativamente inferiore a quello di qualche anno fa, anche per la ridotta profesionalità degli addetti ai lavori, riciclati in settori diversi da quello di provenienza, prestati dalle agenzie interinali, mai resi padroni di un'arte o un mestiere.

Il crollo di Wall Strett non può non incidere sui profitti dei colossi dell'informatica, della telefonia, dell'immobiliare e dell'alta finanza. Milano ne è, volenti o nolenti, la capitale italiana.D'altro canto, le città artistiche, senza il turismo non hanno sorti migliori: senza i visitatori americani ed inglesi per musei, spiagge, monumenti ed alberghi italiani il contesto non è dei più allettanti.

Forse potrebbero restare fuori dal discorso le industrie agricole, ma le recenti politiche che riguardano OGM, variabili atmosferiche, combustibile a base di cereali, costo delle sementi e della manodopera, suonano una musica piuttosto malinconica; e poi… a pensarci bene…Cirio e Parmalat, pur trattando la produzione e la distribuzione di pomodori e latte, non sono rimaste al di fuoridai meccanismi della finanza. Fare soldi in fretta piace a tanti. Non è detto che siano state le uniche .Tutto ciò senza dire nemmeno una parola sull'indotto che è immenso; la crisi della finanza creativa inizia a farsi sentire anche sull'economia reale. 

Dicono che in Italia ci sia liquidità sufficiente. Qualche mese fa dicevano che la crisi americana non avrebbe avuto grossi effetti in Europa. Chissà cosa diranno tra un po'.

aggiornamenti...con qualche commento che mi tengo per me..tanto "noi rossi" diciamo sempre le stesse cose...:
http://www.repubblica.it/2007/02/rubriche/bussole/stato-necessita/stato-necessita.html.....


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