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*




*





*



*



*



Ferma.
Eppure
in viaggio.
Una
Armonia
di quattro.
Delineata
E mutevole
come l’acqua.



Dentro
e fuori
al confine



Libera
il pensiero




un sigillo
aperto



e
mille
mondi
possibili






 


 

Diario | stile libero | ballate | i Giganti | Suoni, immagini e pensieri | vecchi e nuovi tasselli di un puzzle... |
 
Diario
156566visite.

29 gennaio 2012

Una stanza tutta per sé (grazie V. Woolf)

C’è una stanza, che è sempre in penombra, che appartiene solo a te.

Nessuno ne conosce l’esistenza, nessuno deve saperne l’ubicazione.

Chiusa a chiave, ha una porta minuscola, che si confonde con le mura di una soffitta.

Ha il pavimento che scricchiola, ma una finestra da cui puoi osservare il mondo,

senza che nessuno possa vedere te.

E’ la stanza in cui i ricordi s’intrecciano con i sogni di un futuro ancora non nato

E dove puoi raccontare a te stesso di te, solo di te.

Cosa vorresti, cosa ti ha fatto male, cosa ti ha fatto ridere a crepapelle prima di addormentarti .

Chi ti ha deluso, chi ti ha piacevolmente stupito suo malgrado, chi ti ha messo con le spalle al muro,

chi ti ha ferito profondamente.

E’ la stanza dove puoi piangere e sorridere, senza che alcuno ne tragga conclusioni

o ne faccia le conseguenze.

E’ la stanza dove puoi mutare a tuo piacimento, scegliendo di restare in quella forma o diventare altro.

La stanza che ti cela e ti disvela,

dove puoi realmente essere libero.

Ognuno di noi è un appartamento a più vani…ma quella stanza non deve mai mancare;

affinché non si divenga, nel tempo, un’abitazione diroccata.


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13 gennaio 2012

don Raffaè ringrazia...

Son tutti più stretti
attorno ai protetti,
fan barricata.
Il Palazzo si arma,
si arrocca a fortezza,
le parole fumose,l'offensiva sguaiata.
Le strette di mano,
il favore che impera,
si ringrazia, sospira,
con la faccia di cera.
il potente di turno
commosso, riabbraccia,
i compari, i fedeli...
quella brava gentaccia.


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27 dicembre 2011

...





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17 dicembre 2011

...

Ha studiato mille modi per impedirsi di vivere una vita normale:

inseguendo sogni di mete lontane,

dilaniandosi in passioni che erano incendi

per risorgere,

pensandosi come un’araba fenice.

E i tanti modi di riflettere,

nei differenti  idiomi,

per non voler parlare l’Unica lingua che l’avrebbe svelata e messa

di fronte a sé stessa.

Fughe, improvvise o ponderate,

trincerandosi dietro ragionamenti astratti

per ripiombare nelle viscere della terra,

fatte di sangue e fango.

A che servono mille esistenze quando se ne vorrebbe vivere una?

Tuffi…volteggiamenti in aria…corse…

Per arrivare a specchiarsi nelle acque di un fiume calmo,

e

sapendo di non poter  scappare più,

mirare il riflesso con cui aveva ingaggiato una lotta senza pari.

Non vuole fuggire.

Non vuole parlare un’altra lingua.

Alla fin fine, quella che ha sempre sentito a tratti, è Una.

e proveniva da lei.

Ora La sta semplicemente ascoltando.

Ora riesce.

In silenzio.

Immobile.




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4 dicembre 2011

o tempora o mores

Le urla, i proclami, le contraddizioni,

le risa sguaiate, le rozze allusioni

i moti di stizza,

le pseudo passioni,

che voi travestite

da indignazioni.

Le vite buttate,

inventate e svanite

e mai che capiate

a che siano servite.

Annientati , ma immobili

resi inermi da lacci,

che stentate a tagliare,

perché siete vigliacchi.

Prigionieri di un tempo,

un passato remoto,

che v’incarcera a vita,

nel futuro più vuoto.

Senza libero arbitrio,

facoltà di giudizio,

senza farvi mai Evento,

sopportate il supplizio.

 

Il Pensiero che non si tramuta in Prassi uccide sé stesso,

avvelenandolo di sogni abortiti,

strozzati dalla Paura.


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20 novembre 2011

cantus

Scendono…avvolgendoli …piano e sussurrando all’inconscio

Ciò che non può essere detto.

Si muovono, perché le trepidanti attese non siano disilluse.

E danzate, perché i loro sogni possano risentire delle arcane Potenze.




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16 novembre 2011

...





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15 settembre 2011

Sogni e Bisogni

I ricchi ed i potenti, di ogni era e società, han sempre conosciuto la Verità:
sfinisci una persona, avvitala attorno ai propri bisogni primari ed il carattere di necessità finirà per oscurare ogni sogno, ogni speranza di una vita migliore.
I ricchi ed i potenti lavorano a questo progetto da sempre; dall'alto della gerarchia pagano qualcuno a loro fedele, affinché convinca un secondo, che si accorderà con un terzo ancora ...affinché nessuno, all'infuori di essi, sia in grado di poter solamente immaginare un futuro diverso. Uccidere la capacità creativa, che tinge d'infiniti colori la realtà, è l'arma migliore che gli uomini in nero abbiano mai ORGANIZZATO per tingere il mondo di grigio.



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10 agosto 2011

...




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31 luglio 2011

yulunga





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25 giugno 2011

Il Soffione Boracifero

La lunga Estate calda è già qui...niente di meglio di un soffione boracifero per rinfrescarsi!

Il Soffione Boracifero





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1 maggio 2011

Zygmunt Bauman, Vite che non possiamo permetterci.

Uno Stato è sociale quando promuove il principio dell’assicurazione collettiva avallata dalla comunità contro le disgrazie individuali e le loro conseguenze. E’ quel principio(dichiarato, realizzato e reputato efficace e affidabile) ciò che innalza la “società immaginata” a comunità “reale” – ossia concretamente sentita e vissuta, sostituendo così all’”ordine per egoismo” che genera sfiducia e sospetto, l’”ordine dell’uguaglianza”, che ispira fiducia e solidarietà.(…) L’applicazione di tale principio può proteggere ( come spesso accade) gli uomini e le donne dalle tre piaghe della povertà, dell’impotenza e del degrado; ma la cosa più importante è che può diventare( come in linea di massima accade) fonte abbondante di solidarietà sociale, capace di convertire la “società” in bene comune, comunitario. La società può elevarsi a comunità solo finché protegge efficacemente i suoi membri contro gli orrori gemelli della miseria e dell’umiliazione, del terrore di essere esclusi, di cadere o essere spinti fuori dal treno del progresso, che accellera sempre più, di essere condannati alla “ridondanza sociale” o comunque marchiati come “rifiuti umani”.( Zygmunt  Bauman, Vite che non possiamo permetterci,2011, Laterza, p.35).

Nel suo ultimo libro, Z.B. descrive e spiega la deriva di un capitalismo che fomentando l’istinto di supremazia sull’altro e della competizione più feroce, rende l’uomo un animale da combattimento completamente scisso da sé stesso e dai suoi simili. Un Homo homini lupus, bene addestrato a sentirsi padrone del proprio destino, ma in realtà schiavo di oligarchie economiche e politiche.

Ciò che salta agli occhi, in questi esseri che , resi , spesso a loro insaputa, macchine da profitto perfette, è che, traendo la loro soddisfazione dal materialismo più bieco, han perso la nozione del concetto di “felicità”. Accaparrandosi ogni bene promesso dalla società dei consumi, perdono, poco alla volta, la loro dimensione umana, per diventare una sorta di “ricettatori” di oggetti e persone, misurando la propria realizzazione dalla quantità di potere acquisita. Se desideri qualcosa, prenditelo, con ogni mezzo a tua disposizione; solo così ti sentirai bene. Sarai acclamato nella società dei più e chi ti critica è solo per invidia e frustrazione.

Con la fine della politica come amministrazione del bene pubblico, è  il potere economico a sancire le modalità di comportamento delle società globalizzate. L’azienda è diventata la metafora della società stessa, dove ognuno deve svolgere diligentemente il proprio compito per avere il proprio tornaconto, attraverso il raggiungimento dei “target” o, più semplicemente, attraverso amicizie importanti che, in cambio, richiederanno appoggi e favori. Un do ut des.

Scrive Bauman:” Sono convinto che alla base dell’attuale “globalizzazione della disuguaglianza” vi sia la ripetizione, su scala planetaria, del processo de “separazione” tra “casa” e “impresa” posto da Max Weber alle origini del capitalismo moderno, vale a dire emancipazione degli interessi imprenditoriali da tutte le istituzioni socioculturali preesistenti deputate alla supervisione e al controllo in base a principi etici( istituzioni che all’epoca erano concentrate nella dimora familiare/laboratorio e, attraverso questa, nella comunità locale), in modo da rendere le iniziative economiche inattacabili da qualsiasi valore che non fosse la massimizzazione del profitto.(…) una rapida diffusione della sofferenza( povertà, disgregazione di famiglie e comunità, riduzione e depauperamento dei legami umani, ridotti al “legame monetario” come lo chiamò Thomas Carlyle ) e la nascita di una terra di nessuno, senza leggi vincolanti né supervisione amministrativa, visitata solo di tanto in tanto da giudici itineranti” ( Z. B. op. cit., p. 60).

La lingua, che come diceva De Saussure, si evolve attraverso i fatti, registra parole come “scuola-azienda”, “partito-azienda”, impoverendo e falsificando significati. Termini come “ottimizzazione”, “delocalizzazione”, “risorse umane”, “multitasking”,” budget” non sono più inerenti solo ai meccanismi d’impresa, ma diventano criteri di socialità, realizzazione personale che DEVE coincidere con quella professionale, valutazione del proprio essere.

Le istituzioni politiche, orfane degli ideali dei secoli scorsi, e dunque ritenuti obsoleti ed antiquati, si sono trasformate in cani da guardia delle multinazionali e delle Borse mondiali. Lo Stato, concepito come potere accentratore e nemico delle libertà individuali, si fa elastico e dispensatore di “felicità” nella misura in cui è in grado di garantire il benessere economico dei cittadini, non garantendo a tutti le stesse possibilità, bensì difendendo e tutelando le esigenze egoistiche care al capitalismo, attraverso lo strumento della paura:”

Lo Stato contemporaneo, avendo revocato il precedente atteggiamento terapeutico verso le conseguenze dell’insicurezza creata dal mercato e avendo proclamato che la missione di qualsiasi potere politico preoccupato del benessere dei suoi sudditi è perpetuare e accrescere quell’insicurezza , deve cercare altre versioni non economiche della vulnerabilità e dell’insicurezza e basare su di esse la propria legittimità; recentemente tale alternativa sembra essere stata individuata sul terreno della sicurezza personale: delle minacce al corpo, ai beni e agli habitat umani provenienti dalla criminalità, dai comportamenti antisociali della “sottoclasse” e, ancor più di recente, dal terrorismo globale.” (op.cit.,pp.88-89)

Al pari dello Stato anche la Chiesa ha eretto le sue fondamenta sulla paura, esiliando il “male” nelle terre di un “demonio” esterno all’essere umano, preda e pedina di proposte che allontanerebbero l’uomo dal “regno dei cieli”. Un uomo creatura di un dio vendicatore e principio del Tutto è un uomo che ha barattato il proprio senso critico e la coscienza di sé in cambio di una pseudo-felicità, che lo rende schiavo comunque.

Ciononostante:” la crisi ci può offrire opportunità sia per modificare che per analizzare la nostra situazione: per cercare di capire come siamo arrivati al punto in cui ci troviamo e che cosa possiamo fare ( se lo possiamo) per cambiare direzione. Può rappresentare davvero un’occasione per produrre “nuova conoscenza” e per tracciare nuove frontiere epistemologiche, che avranno implicazioni per le future linee di ricerca e di dibattito.(..) è opportuno effettuare un check-up completo, una revisione del modello che ha definito il nostro approccio all’economia, per valutare dall’attuale crocevia storico quali saranno le istituzioni destinate a sopravvivere e quali potrebbero invece risultare superflue o “estinguersi”.”(op.cit.,p. 192).

E’ necessario ricominciare a pensare, a dedicare tempo ed energie ad un Pensiero/Azione, nonostante l’attuale società consumista reputi l’intellettuale un perditempo improduttivo e nocivo.

Leggere, riflettere, ricordare ed elaborare dovrebbero diventare i nuovi assunti per discutere, in quanti più possibile, di bene comune e reale Felicità; memori delle esperienze passate, degli errori commessi e consapevoli delle possibilità offerte dalla scienza, dall’educazione e dal talento di cui può dar prova l’essere umano. Consci anche delle nostre debolezze, non relegate al regno astratto del “male”, ma alla nostra natura, comunque sfumata, mobile; razionale ma anche istintuale. 

E’ necessario perché doveroso verso le generazioni future e quelle passate che spesso attraverso grandi perdite umane hanno cercato di lasciarci un mondo migliore. E’ necessario per noi, se vogliamo ancora sentirci esseri umani e non misere pedine ripiegate su sé stesse di una Storia che appare nemica, ma che è solo il nostro specchio.

15 aprile 2011

Vittorio Arrigoni

Ci  sono giorni in cui, nonostante la quotidianità anestetizzi ogni sensibilità, la realtà appaia in tutta la sua terribile crudezza. La realtà dei poveri, di quelli che combattono per realizzare un sogno di pace, amore, amicizia, con la sola volontà ed i propri atti. Atti piccoli ma che diventano enormi, per il coraggio che impongono. Vittorio Arrigoni è stato ucciso perché pacifista, amico dei più deboli, testimone scomodo, sognatore. Un uomo considerato pericoloso per il solo fatto di credere nella solidarietà fra i popoli e nella pace. Un uomo che ricordava agli altri di non dimenticare la propria umanità.

Se c’è una cosa che il bieco potere delle multinazionali e delle spartizioni economiche non sopporta, è la purezza d’animo. Una purezza che per noi, esterrefatti spettatori di una realtà che ci sfugge di mano, è tipica degli eroi. Una purezza che, per gli eroi, dovrebbe appartenere a tutti gli uomini per essere considerati tali.


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20 marzo 2011

Se una farfalla batte le ali in Amazzonia..

Secondo il principio della teoria del Caos, quando una farfalla batte le ali in Amazzonia, potrebbe provocare un urgano in Texas; ogni cosa è collegata ad un’altra e gli avvenimenti di questi giorni non lasciano presagire nulla di buono. Non si tratta delle tesi catastrofiste tanto in voga che pure hanno un fondamento culturale nella storia dei Maya, ma dell’incapacità dei delegati a gestire la Cosa Pubblica che rischia di mandarci tutti per aria. Si tratta di una crisi che affonda nell’insensatezza di chi, invece di costruire un’economia basata su beni reali ha preferito crearne una virtuale a beneficio dei soliti pochi; di una politica energetica che continua a scommettere su petrolio e gas, accarezzando il sogno di un nucleare non ancora alla nostra portata per incompetenza e fallibilità umana; di crisi nel mondo del lavoro dove manager superpagati ed inetti mandano a picco ditte con centinaia di lavoratori o le dislocano dove la manodopera è costituita da schiavi. Si tratta della stupidità divenuta norma abituale di comportamento, che impedisce alla razionalità d’intravedere ogni possibile via di fuga per lasciare spazio solo alla rabbia ed all’impotenza. Non è bello vedere i propri presente e  futuro ipotecati, come quelli delle generazioni successive.

Ciononostante, non sarà né la collera né solo l’indignazione a dare una piega diversa ad interventi decisi da chi detiene il potere. Solo la paralisi totale di tutta la forza lavoro, di tutte le coscienze, oramai, potrebbe sbloccare la situazione. Paradossalmente solo una grande paura, potrebbe promuovere un reale cambiamento di rotta. Il terrore di perdere tutto ciò che si è ottenuto lottando negli anni. Intanto i gas tossici fuoriusciti dalla centrale di Fukushima  si disperdono nell’atmosfera e nell’acqua, senza direzione né possibilità di essere contenuti.


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8 marzo 2011

8 marzo

La festa della consapevolezza. Mi piacerebbe ricordarla così questa giornata. La coscienza di essere dotate d’intelligenza e sensibilità, arguzia e sensualità, dolcezza e fermezza quando occorre. Senza i fasti e la volgarità a cui, purtroppo, l’8 marzo alcune consorelle si lasciano andare, dimenticando che, tanti anni fa, decine di donne perirono in un incendio nella fabbrica della Cotton, protestando per le miserabili condizioni di lavoro a cui il proprietario della fabbrica le obbligava a sottostare.

L’involucro, per quanto ci piaccia tanto, è, purtroppo, passeggero  e talvolta una trappola. La consapevolezza di essere DONNA, mai.


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22 gennaio 2011

...




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2 gennaio 2011

don chisciotte...

           
L’eroe  dei nostri giorni non ha scelto di esserlo.
Non è così sprovveduto.

E’ stato costretto a diventarlo , suo malgrado. Non si è mosso, ma chi gli stava accanto si è tirato indietro,lasciandolo alla mercè di tutti quegli sguardi che avidamente cercavano un capro espiatorio; si è ritrovato a vestire i poveri panni di un cristo moderno, da sacrificare per mondare i peccatucci venali di chi a parole è molto rivoluzionario, ma nei fatti assai poco propenso a cambiare una virgola del proprio modus vivendi. L’eroe dei nostri tempi è una persona onesta, tranquilla che , talvolta a fatica, riesce a sublimare le proprie reazioni aggressive, per non prendersela con il primo essere vivente che gli capita a tiro. E’ qualcuno che preferisce soffrire in silenzio piuttosto che proiettare sugli altri il proprio malessere. E’ una persona che, nonostante i ritmi folli a cui ci hanno abituato , le privazioni ed i soprusi da fronteggiare ogni giorno, riesce a mantenersi ancora in equilibrio, sperando che qualcosa, anche se non si sa bene cosa, un giorno cambi.

L’eroe dei nostri giorni è quello che la nostra società addita puntualmente come cretino, fallito, utopico, per il solo fatto di non voler diventare uno dei tanti furbi, profittatori, che, invece, riscuotono sempre un discreto successo.

L’eroe dei  nostri giorni è consapevole di esserlo suo malgrado e sceglie di continuare ad esserlo, anche se potrebbe gettare la spugna in ogni momento e cedere alla tentazione di fare un passo indietro , come tutti gli altri. La conseguenza sarebbe solo una pacca sulla spalla di chi si è tirato indietro prima di lui, probabilmente corredata da un “…hai fatto bene…prima o poi bisogna ammettere la realtà!”. 

L’eroe dei nostri giorni ha l’impudenza e la memoria di un vecchio, l’incoscienza e la spavalderia di un bambino, ma è abbastanza giovane da non essere né l’uno né l’altro. Combatte una lotta impari ma continua a non cedere, ricordando i proclami che, tempo prima, scandirono le azioni dei padri, ma  sapendo che solo restando fedele a sé stesso nei fatti  non tradirà i propri figli.

L’eroe dei nostri giorni cerca di avere una vita dignitosa utilizzando i pochi strumenti che la società materialista gli fa pagare a carissimo prezzo; lotta per mantenersi  integro, per potersi continuare a stimare, pur guardando ogni sera il volto stanco che lo specchio gli restituisce. Il  volto su cui la società padrona sputa ogni giorno.

L’eroe moderno è una persona che per riconoscersi come essere umano deve necessariamente andare controcorrente, lavorando con rabbia, orgoglio ed ironia per non soccombere e riscattarsi non appena il momento sarà propizio.



 


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17 dicembre 2010

ci sono...

Ci sono musiche che,sole,

arrivano dove nessuno deve entrare.

Ricordi...confusamente evocati, frammisti a pezzi di futuro.

E un giorno dovrai esser pronta a fare una scelta.

Affrontando le tue paure, che hanno il tuo volto.

Paure che ai più appaiono punti di forza.

E così è giusto che credano.

E mentre aspetti di trovare le parole,

di capire quale strada sceglierai,

lasci che solo la musica ti faccia compagnia.




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19 novembre 2010

...

http://www.youtube.com/watch?v=XPxT7jWE0O4




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14 novembre 2010

Il Padrino

 

C'è un omino birichino,

dallo sguardo malandrino ,

che beato si compiace

del suo ventre assai procace.

Ben vestito e divertito

sul sofa spaparanzato

dà un'occhiate alle notizie

che il giornale ha riportato.

oh perbacco, il Presidente....

il "patron" non più vincente,

tallonato da vicino,

dal tipino molto fino ,

poi quell'altro,

pseudodruido,

ormai alquanto malridotto,

sventolando il suo vessillo,

manda avanti il suo pupillo.

Guarda un po', c'è pure il ganzo,

la camicia rimboccata,

pronto a vendersi a chiunque,

..che da tempo, ormai, l'ha data!

I duri e puri antagonisti,

con le "fabbriche" e gli artisti,

sono invece l'avanguardia,

dei passati progressisti

Tutti intenti a parlottare,

animati dall'ardore,

voglion tutti realizzare

un domani assai migliore.

Ride ancora quell'omino,

Don Qualcuno, ma importante,

mentre sceglie

il lestofante,

il suo prossimo delfino.

Quello che, tra i tanti pupi,

sarà il re del suo teatrino

mentre lui, spaparanzato,

scrive il testo recitato.


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24 ottobre 2010

Voi...

 

Voi…che all'apparenza siete così per bene…perfettamente integrati nella società degli svaghi e dei consumi.
Voi che viaggiate comodamente su un'automobile di grossa cilindrata, fate la spesa appena usciti dal lavoro, correndo, prima di andare a prendere i bambini in palestra, pensando che dovete far ancora controllare la macchina, chiamare l'amico e controllare che i figli abbiano svolto tutti i compiti.
Voi che, finalmente a casa, pensate che il marcio del mondo sia chiuso fuori, ma siete affascinati dalle notizie di cronaca nera a sfondo sessuale e dalla politica-gossip, che almeno "distrae dalle preoccupazioni quotidiane".
Voi che comunicate via I Phone, avete un pc nella valigetta e spesso parlate ad alta voce dei vostri affari sui mezzi pubblici pensando che, anche se a fatica, avete raggiunto i vostri obiettivi e dopotutto siete delle "brave persone". Voi.
Non illudetevi di avere un destino diverso da quelli che si beccano le manganellate a Tersigno perché non vogliono la discarica sotto casa o vengono caricati dalla polizia perché osano dire a gran voce che il terremoto in Abruzzo è stato uno dei più grossi affari in cui politica e mafia hanno lucrato sulle spalle dei poveracci.
Voi che non date importanza al fatto che un capo di governo potrebbe essere equiparato, grazie ad una riforma, ad un Presidente della Repubblica, e per i quali "si è vero..i talk show sono tutti di sinistra"…voi…non siete diversi da noi.
Vivete stressati, temete per la vostra vita e quella dei vostri cari, proprio come noi.
Semplicemente pensate che, continuando a fingere di non vedere, potreste avere una vita migliore di chi, manifestando e opponendosi ai diktat del sistema, conduce un'esistenza sempre sul filo del rasoio.
Tuttavia voi respirate la stessa aria inquinata che respiriamo noi: i tagli a Comuni e Province, penalizzando i trasporti pubblici, incentivano l'uso del mezzo privato ed incrementano l'inquinamento e quindi le malattie cardio-circolatorie.
Potreste finire in carcere per qualche parola di troppo detta al poliziotto che vi ha fermato, vi ha trovato un po' alticci, e che, infastidito dal vostro tono supponente, decide di punirvi a suon di sganassoni e calci.
Vivete la preoccupazione di perdere il lavoro se i profitti della ditta in cui lavorate da anni dovessero risultare scarsi per l'ennesima volta; non importa che tutti sappiano che la responsabilità è del super manager raccomandato che non ha saputo far quadrare i conti: chi farà le spese sarete voi, che non riuscirete più a pagare il mutuo e le rate restanti della macchina. Proprio come noi.
Mangiate gli stessi cibi inquinati che noi compriamo nei supermarket, dove frutta e verdura vengono gonfiate col gas per apparire più invitanti ed il bestiame è allevato su scala industriale, la cui logica vigente è "il maggior rendimento col minori dispendio possibile", vale a dire qualità scarsa.
Soffrite d'intolleranze ed allergie che fino a qualche anno fa neppure si conoscevano, a causa della manipolazione dei cibi e di un organismo stressato, proprio come noi.
Avete paura che un terremoto inghiottisca in un colpo solo tutte le fatiche e le speranze di una vita, come a L'Aquila, e che il governo vi piazzi una bella discarica sotto casa, incrementando i casi di cancro, come in Campania.
Voi siete come noi ..però continuate a coltivare il vostro orticello, senza voler alzare gli occhi sul campo desolato che circonda la vostra casetta, pensando che essa non sarà mai toccata da nulla o pregando un dio astratto affinché niente e nessuno sfiori i vostri sogni di felicità..
Voi..siete proprio come noi: probabile carne da macello.
Vi piace sempre salutare e riverire i macellai? Non vi disturba un po' questo modo di essere "carne da macello consenziente"?
 


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10 ottobre 2010

quando torno qui...

Posso danzare a piedi scalzi attorno alla mia fontana
ed intonare musiche nella lingua che i più hanno scordato.
La mia lingua,
così antica,
che ha spaventato e continua a terrificare le genti;
Eppure..è la prima lingua che hanno imparato..
Ma io so che la ricorderanno...
lentamente,ma la ricorderanno.
Vedo già qualcuno,
più di uno..
provare ad intonare l'antica canzone.

Bisogna  lasciare che l'inconscio recepisca ciò che la mente è stata addestrata a rifiutare..

 

 


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5 ottobre 2010

...




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2 agosto 2010

...

 

Così abili nel giudicare gli altri,
vi giudicate grandi ma non vedete la vostra limitatezza
parlate, senza ascoltare,
provate, senza ragionare,
sentenziate, senza sapere.
Piccoli esseri….
mai che capiate le cose per tempo…!




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1 giugno 2010

...

 

Fu senza difficoltà che ritrovò il sentiero per la fontana.

Si stupì un po', visto che da lungo tempo non tornava in quei luoghi.

Si sedette sul bordo e lasciò che gli spruzzi dell'acqua zampillante le

arrivassero in viso.

Sorrise.

Ora sapeva.

I draghi erano due.

Prima o poi l'avrebbe ritrovata.

Lei l'aveva cercato e gli aveva ricordato chi fosse.

Ora occorreva il tempo necessario.

Socchiuse gli occhi ed ascoltò con attenzione

quanto la fontana avesse da raccontarle.


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28 maggio 2010

...

 

..E' giunta l' ora della Sintesi…


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14 febbraio 2010

...




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25 gennaio 2010

Amaterasu


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10 gennaio 2010

Eccoci...

 Siamo i silenziosi.
Quelli cresciuti a serie televisive americane e cartoni animati giapponesi, dove i buoni trionfavano sempre.
Quelli che non avevano il computer, il cellulare, le scuole private a buon mercato, gli insegnanti di sostegno.
Siamo quelli che hanno sperimentato per primi i contratti a termine, finiti nella categoria dei "precari" senza capire neppure bene cosa significasse, poiché cresciuti da genitori che avevano avuto il posto fisso e da cui si sentivano dire "studia, che adesso serve il pezzo di carta per fare ogni cosa".
Il pezzo di carta sarebbe servito per altri usi, ma non lo diremo mai ai nostri vecchi, che si sono spezzati la schiena una vita per darci quello che reputavano un "futuro migliore". Sognatori loro, sognatori noi, che ci ritroviamo a crescere figli avuti da relazioni libere, mutui dal tasso variabile, rate della macchina, senza uno stipendio fisso ed una professionalità in cui rispecchiarci.
Siamo quelli spediti all'estero per imparare una lingua straniera, ma governati da gente che non ne conosce neppure una o che, nei cartoni animati giapponesi o negli spaghetti-western, avrebbe avuto il ruolo del profittatore di turno. Siamo la generazione che ha preso più calci di tutte, troppo vecchia per credere ancora che verranno i Buoni a salvarci, troppo giovane per lasciare che i Cattivi la facciano da padrone, riservando ai nostri figli qualcosa di molto peggio di quello che è stato dato a noi.
Siamo quelli che hanno imparato dai libri e da chi è venuto prima di noi che i figli dei fiori furono troppo ingenui per cambiare la società, come i terroristi sbagliarono metodo, finendo dalla parte del torto.
Noi abbiamo solo la rabbia, canalizzata dall'intelligenza e da quegli ideali che abbiamo visto calpestati proprio da voi, che sembravate di volta in volta i sognatori, i realisti, i pragmatici, ma che alla fine vi siete semplicemente venduti al miglior offerente. Noi siamo stati la vostra merce di scambio.
Siamo quelli che fino ad ora sono restati a guardare, perplessi, disgustati, incazzati, ma senza sapere bene cosa fare e, soprattutto, come.
Avevamo solo la nostra coscienza, che è coscienza di classe, nonostante abbiate fatto di tutto per convincerci del contrario. La classe degli onesti, degli idealisti, dei lavoratori, di "quelli di mezzo", di quelli che si sono sentiti chiamare "coglioni". Non abbastanza poveri per finire in mano alla criminalità organizzata, non abbastanza ricchi per scappare in qualche paradiso fiscale terrestre.
Siamo noi e basta…. ed il vostro errore è stato lasciare che crescessimo a dismisura.
Siamo troppi; con la stessa voglia di riscatto morale, accomunati dallo stesso disprezzo per la vostra inettitudine.
Non sono le armi a rendere minaccioso un gruppo. Le armi le puoi sempre togliere.
Sono l'orgoglio e il sentimento di appartenenza ad una classe che rende le persone pericolose. Mantenere le coscienze libere è stata la nostra unica difesa. Ora questa diventerà la nostra arma, che non potrete portarci via. Divide et impera non ha funzionato.
Avete creato, proprio voi, una nuova classe.
Noi.

La vostra messa è finita.

 

 


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16 dicembre 2009

EUREKA!

 Una grande idea, come un sogno, nasce sempre da un animo visionario.

La capacità d'immaginare qualcosa di diverso e magari migliore da ciò che ci viene proposto, implica sempre un rischio: il conflitto. Affinché ciò che è solo sogno possa diventare realtà, occorre coraggio, non di uno ma di molti. Azzerando la capacità immaginativa ed annullando ogni rigurgito di dignità, si ammazza il coraggio, rendendo ogni essere umano un semplice schiavo inconsapevole; scontento, ma superficialmente soddisfatto di non essere additato come diverso o estraneo ad un sistema che è perfetto in ogni suo ingranaggio, o quasi....
Tuttavia….non è stata presa in considerazione un'altra possibilità, poiché chi controlla o cerca di controllare, non sa sognare più…..dunque…non sa immaginare più….quindi…ha una vista ridotta…e non sa di quanto...!


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